Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

BGE 84 II 57



84 II 57

9. Sentenza 27 gennaio 1958 della I Corte Civile nella causa Gnoli
contro Tuor. Regeste

    Nichtigkeitsbeschwerde gegen selbständige Entscheide über die
Zuständigkeit (Art. 68 Abs. 2 OG).

    1.  Zulässigkeit der Beschwerde (Erw. 1).

    2.  Zuständigkeit der kantonalen Gerichte zur Beurteilung von
Streitigkeiten aus einem in der Schweiz abgeschlossenen Mietvertrag,
wenn der Beklagte - ein italienischer Staatsangehöriger - im Zeitpunkt
der Klageerhebung keinen Wohnsitz in der Schweiz hat (Erw. 2).

Sachverhalt

    A.- Con petizione del 10 gennaio 1957, Gisella Tuor, a Tunisi,
promuoveva azione creditoria contro il dott. Cesare Gnoli, console d'Italia
a Johannesburg, chiedendo la condanna del convenuto al pagamento di 1936
fr. 12. Tale somma corrisponde, secondo l'attrice, al danno da essa subito
in seguito allo stato deplorevole in cui il convenuto avrebbe lasciato
la sua villetta "Casa Gerbio" in Orselina, quando - dopo due anni di
permanenza quale console d'Italia a Locarno - fu trasferito a Johannesburg.
In corso di procedura, il convenuto contestava la competenza del pretore
di Locarno-Città a decidere la vertenza, considerando tra l'altro che
l'azione promossa rivestiva carattere personale e le azioni di questa
natura, conformemente all'art. 59 CF, al trattato di domicilio e consolare
22 luglio 1868 tra la Svizzera e l'Italia e alla Convenzione 3 gennaio
1933 tra la Svizzera e l'Italia circa il riconoscimento e l'esecuzione
delle decisioni giudiziarie, possono essere giudicate unicamente al luogo
del domicilio, che nel caso del convenuto era Johannesburg.

    Tanto il pretore quanto, su appellazione incidentale del convenuto,
il Tribunale di appello respingevano tale tesi e ammettevano, quale
foro competente, quello di Locarno. Nel suo giudizio, del 10 dicembre
1957, il Tribunale di appello considerò, in sostanza, quanto segue:
Trattandosi di azioni personali, oltre al foro generale del luogo di
domicilio del convenuto (art. 14 PCT) la procedura civile ticinese
(PCT) prevede, quando il convenuto non sia o non sia più domiciliato
nel Cantone o in Svizzera, il foro speciale "del luogo ove fu contratta
o deve eseguirsi l'obbligazione" (art. 15). A sua volta, l'art. 30 PCT
dispone che lo straniero il quale non ha dimora nel Cantone "vi può essere
convenuto ancorchè non vi si trovi:... 2) se si tratti di obbligazioni
che abbiano origine da contratti o fatti seguiti nel Cantone o che
debbano avervi esecuzione". Se si tiene conto di questo disciplinamento,
manifestamente a torto il dott. Gnoli contesta la competenza del pretore
di Locarno. Infatti, è pacifico che è qui in discussione una pretesa
personale derivante da un rapporto di locazione concluso ed eseguito nel
Ticino. È altrettanto pacifico che il dott. Gnoli, quando fu convenuto
in giudizio nel gennaio 1957, non aveva nè dimora nè domicilio nel
Ticino. Per giustificare l'incompetenza del giudice di Locarno, non giova
al convenuto invocare l'art. 59 CF e il trattato di domicilio e consolare
con l'Italia, in quanto l'uno e l'altro presuppongono il domicilio nel
Ticino o, comunque, in Svizzera. Nemmeno la convenzione del 1933 circa il
riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni giudiziarie è applicabile
qui, dato che tale convenzione stabilisce i presupposti e le condizioni
per il riconoscimento reciproco e l'esecuzione delle sentenze giudiziarie
civili emanate in Italia e in Svizzera, ma non incide affatto sulla
competenza dei giudici dell'uno o dell'altro Stato.

    B.- Il dott. Gnoli ha presentato al Tribunale federale, in tempo utile,
un ricorso per nullità, che dovrebbe essere trattato - subordinatamente
- quale ricorso di diritto pubblico a norma degli art. 83 sgg. OG. Egli
chiede che, annullata la sentenza impugnata, la petizione dell'attrice
sia respinta per incompetenza del giudice svizzero a statuire.

    Nel suo gravame, il Dott. Gnoli fa in sostanza valere quanto segue:
Egli contesta l'incompetenza del giudice svizzero per una questione
di principio, con riferimento "al trattato di domicilio e consolare
italo-svizzero, alla Convenzione internazionale sul riconoscimento e
sull'esecuzione delle sentenze emanate nei due Stati, all'art. 59 CF
applicabile per analogia, alla dottrina e alla giurisprudenza svizzera". In
virtù del trattato di domicilio, il ricorrente "si ritiene abilitato a
invocare le norme legali che disciplinano la materia nello stesso modo
che possono farlo i cittadini del Paese". Anche dall'art. 2 num. 1 della
Convenzione del 1933 circa il riconoscimento e l'esecuzione delle sentenze
appare che la competenza dei tribunali dello Stato nel quale la decisione
è stata pronunciata è fondata qualora sia prevista da una convenzione
internazionale "o il convenuto avesse - quando la causa fu promossa -
il suo domicilio in questo Stato". Poichè le convenzioni internazionali
devono prevalere sulle disposizioni cantonali di procedura, la decisione
impugnata dev'essere annullata, tanto più che è illogico pronunciare una
sentenza della quale si sappia sin dall'inizio che nell'altro Stato non
sarà eseguita perchè contraria a un accordo di diritto internazionale. Del
resto, il criterio del domicilio per l'accertamento del foro è, nel
diritto internazionale privato, generalmente riconosciuto. Il messaggio del
Consiglio federale concernente l'approvazione della Convenzione del 1933
condivide, in ultima analisi, questa tesi, in quanto precisa - dopo aver
esposto che la nuova convenzione con l'Italia non è "un traité réglementant
la compétence judiciaire mais une convention d'exécution" - che questa si
limita a indicare i casi in cui la competenza dei tribunali di uno Stato
dev'essere riconosciuta da quelli dell'altro Stato. Nel messaggio citato,
il Consiglio federale va oltre e afferma che "la Suisse ne reconnaît pas le
for du contrat, ni celui de l'action conjointe", salvo nei casi in cui le
parti medesime abbiano convenuto un foro siffatto. In realtà, l'attrice
avrebbe potuto promuovere causa davanti al giudice di Locarno solo se
avesse chiesto e ottenuto un sequestro (art. 9 della Convenzione del 1933).

Auszug aus den Erwägungen:

                   Considerando in diritto:

Erwägung 1

    1.- La sentenza impugnata costituisce una decisione separata sulla
competenza in una causa che non potrà essere deferita al Tribunale
federale mediante ricorso per riforma a motivo del suo valore litigioso
insufficiente. Ora, contro decisioni di questa natura il ricorso per
nullità è per sè ammissibile conformemente all'art. 68 cp. 2 OG.

    Trattasi inoltre di una decisione cantonale, emanata in ultima
istanza e riguardante un procedimento civile nel senso dell'art. 68 cp. 1
OG. Infatti, oggetto del processo è una pretesa fondata su un contratto di
locazione a norma del CO. Ne segue che il presente gravame è ammissibile.

Erwägung 2

    2.- Sebbene il ricorrente non lo dica espressamente, risulta
dalla motivazione del gravame che egli invoca, a sostegno della domanda
d'annullamento della sentenza impugnata, non già la lettera a dell'art. 68
cp. 1 OG, bensì la lettera b, la violazione cioè di prescrizioni del
diritto federale (art. 59 CF) e dei trattati internazionali conclusi
dalla Confederazione sulla competenza delle autorità per territorio.

    A questo proposito, occorre avantutto considerare quanto segue. In
assenza di prescrizioni di diritto internazionale, spetta ai singoli
Stati stabilire in quali casi intendano affermare la competenza dei propri
tribunali a giudicare contestazioni che si riallacciano territorialmente
a più Stati e in quali casi siano invece disposti a riconoscere, per tali
contestazioni, la giurisdizione straniera. La situazione, nel campo della
procedura civile internazionale, è cioè identica a quella che si presenta
nel campo del diritto internazionale privato.

    In Svizzera, spetta ai Cantoni emanare le norme di procedura civile
che devono essere applicate al giudizio delle contestazioni che in
virtù delle leggi federali e dei trattati internazionali conclusi dalla
Confederazione non sono riservate a un'altra giurisdizione. Ne segue che
da noi il diritto processuale civile internazionale è di massima diritto
cantonale e, inoltre, che esistono da noi tanti diritti processuali
internazionali quanti sono i Cantoni.

    In queste circostanze, si tratta qui esclusivamente di esaminare
se, ritenendosi competenti a statuire sulla contestazione che oppone
il dott. Gnoli alla sua precedente locatrice di Locarno in applicazione
degli art. 15 e 30/31 PCT, le autorità ticinesi abbiano effettivamente
violato prescrizioni del diritto federale o dei trattati internazionali
conclusi dalla Confederazione.

    a) In primo luogo, la censura di violazione dell'art. 59 CF è
irricevibile in questa sede. Giusta l'art. 68 cp. 1 lett. b ultima frase
OG, la violazione dell'art. 59 CF può infatti essere allegata unicamente
mediante ricorso di diritto pubblico. ..

    b) Con ragione il ricorrente non pretende che al disciplinamento
della competenza dei tribunali per territorio, qual'è sancita dalla PCT
nei confronti degli stranieri non domiciliati nel Cantone o in Svizzera,
si opporrebbero altre prescrizioni di diritto federale. Rimane dunque
solo da esaminare se il foro del luogo in cui l'obbligazione fu contratta
o doveva essere eseguita non possa essere riconosciuto, in concreto, perchè
vi si opporrebbero i due trattati internazionali citati dal ricorrente.

    A questo riguardo, occorre distinguere tra convenzioni internazionali
che hanno per oggetto il disciplinamento della competenza giudiziaria in
senso proprio e quelle che concernono esclusivamente le condizioni poste
al riconoscimento e all'esecuzione da parte di uno Stato contraente delle
sentenze pronunciate dall'altro Stato contraente (cfr., tra l'altro, RU 76
II 250 e GULDENER, Das internationale und interkantonale Zivilprozessrecht
der Schweiz, pag. 118/119 sgg.). Mediante le prime, due Stati convengono
reciproche limitazioni della propria competenza giudiziaria, con l'effetto
che in luogo e vece del foro giurisdizionale previsto dalla legge nazionale
vale esclusivamente quello indicato nel trattato. Mediante le seconde, i
due Stati contraenti si occupano - appunto - delle condizioni cui intendono
sottoporre il riconoscimento e l'esecuzione delle rispettive sentenze,
impregiudicato il diritto dei due Stati di applicare, per il giudizio,
le norme di competenza giurisdizionale proprie.

    aa) Se si tien conto di quanto precede, non si può fare a meno di
rilevare che già il trattato di domicilio e consolare tra la Svizzera
e l'Italia, del 22 luglio 1868, è qui invocato a torto. Infatti,
detto trattato disciplina questioni di competenza giudiziaria solo
nel suo art. 17 e questo disposto concerne esclusivamente il foro in
caso di contestazioni ereditarie. Il ricorrente nemmeno pretende che il
trattato conterrebbe altre disposizioni in materia di foro in genere o
una prescrizione relativa al riconoscimento del foro del domicilio per
debitori convenuti in seguito a un rapporto giuridico di natura personale,
in particolare. Certo è che non possono segnatamente essere ritenuti
tali gli art. 3 e 6 del trattato (cfr., per ciò che riguarda l'art. 3,
RU 23 I 591 consid. 3).

    bb) Manifestamente a torto il ricorrente invoca poi la Convenzione
tra l'Italia e la Svizzera, del 3 gennaio 1933, circa il riconoscimento e
l'esecuzione delle decisioni giudiziarie. Conformemente a quanto è stato
esposto più sopra, convenzioni di questa natura non incidono infatti per
nulla sul diritto di uno Stato di stabilire, nell'ambito del suo diritto
processuale internazionale proprio, in quali casi e a quali condizioni
i suoi tribunali siano competenti a giudicare una contestazione loro
sottoposta. Certo, la questione della competenza riveste pure in tali
convenzioni importanza, nel senso che da essa dipenderanno tra l'altro il
riconoscimento e l'esecuzione in uno Stato di una sentenza pronunciata
nell'altro. Cionondimeno, ciascun Stato rimane libero di decidere, in
base alle norme di procedura propria, se la competenza dei suoi tribunali
sia data o meno per statuire su una causa determinata (cfr. GULDENER,
op.cit. pag. 119/120 e 133 lett. C num. I).

    Non giovano al ricorrente, per giustificare una tesi contraria,
le citazioni di passaggi diversi del messaggio del Consiglio federale
relativo all'approvazione della Convenzione del 1933. In realtà, proprio
la frase citata dal ricorrente, secondo cui la nuova convenzione non è
"un traité réglementant la compétence mais une convention d'exécution"
basta a demolire la sua tesi.

    Così stando le cose, non occorre esaminare più da vicino gli argomenti
che il ricorrente vorrebbe trarre da talune opinioni della dottrina
circa il senso e la portata delle convenzioni internazionali. Nella
misura in cui non si riferiscono alle condizioni poste al riconoscimento
e all'esecuzione delle sentenze, tali opinioni sono lungi dall'essere
unanimi. Ciò vale segnatamente per l'affermazione che il criterio del
domicilio per l'accertamento del foro sarebbe generalmente riconosciuto nel
diritto internazionale privato (cfr., per esempio, l'opinione di GULDENER,
op.cit. pag. 82 nota 169, secondo cui tale criterio - generalizzato -
condurrebbe, nel campo internazionale, a difficoltà pratiche e, inoltre,
a soluzioni poco sodisfacenti sotto l'aspetto dell'equità).

Entscheid:

               Il Tribunale federale pronuncia:

    In quanto ricevibile, il ricorso è respinto.